Rincari in vista: prezzi alle stelle per l’Olio di Oliva ed Extravergine

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Crisi climatica: in calo la produzione dell’Olio di Oliva

Dopo lo zucchero, il secondo maggiore rincaro registrato nei carrelli della spesa è l’Olio di Oliva il cui aumento sfiora un 40% in più rispetto ai prezzi dell’anno scorso.
L’inflazione non è l’unico motivo: «il problema sono le scorte – spiega David Granieri, vicepresidente della Coldiretti e presidente di Unaprol, che respinge ogni sospetto di speculazione – da una stima che ci siamo fatti per ricapitalizzare i magazzini ci vorranno almeno due anni, ammesso e non concesso che abbiamo due anni altamente produttivi».

La situazione in Italia

Reduci da una campagna olearia 2022-2023 (ne abbiamo parlato qui – leggi l’articolo campagna olearia 2022-2023) che si è conclusa con un calo di produzione del 30%, per l’Italia anche quest’anno non promette molto bene.

La siccità invernale, le gelate tardive e le piogge incessanti primaverili hanno inciso negativamente sulla produzione di Olio di Oliva, causando grandi problemi sulle piante e sui frutti.

«In linea di massima – ipotizza Granieri – per quanto riguarda la campagna olivicola alle porte, in tutto il Centro Italia ci attendiamo un calo del 50%, mentre al Sud la produzione scenderà del 10% rispetto alle annate migliori».

La situazione in Spagna

Anche per la Spagna, primo produttore mondiale di Olio di Oliva, è ai minimi storici con un tracollo del 57% di produzione. «La Spagna ha dato fondo a tutto il magazzino disponibile – dice Granieri – e questo ha mandato i prezzi alle stelle. Nelle annate tradizionali l’olio spagnolo si trovava tranquillamente a 5 euro al chilo, a volte anche a 3. Ora non c’è quasi più differenza con quello di produzione nazionale, le quotazioni si aggirano tutte tra gli 8,70 e i 9,50 euro al chilo».

A fine agosto, nei supermercati spagnoli un litro di extravergine era sugli scaffali a 10 euro al litro: se la media dei rincari dell’olio è stata del 38%, nel caso dell’extravergine l’aumento in un anno ha superato il 227%.

La situazione in Europa

La situazione non è tanto rosea neanche per i nostri vicini mediterranei: raccolti sotto la media per Tunisia e Turchia. La scelta di Ankara di bloccare le esportazioni per far garantire la produzione interna del paese, non farà che favorire ulteriormente le oscillazioni dei prezzi sul mercato nel resto del mondo.

Prezzi alle stelle nel carrello della spesa

«Per la prima volta, da trent’anni a questa parte, l’olio smetterà di essere una commodity e diventerà un prodotto premium – sostiene Granieri – quanto ai rincari, se guardiamo solo alle bottiglie di fascia alta, l’incidenza dell’aumento è del 20%, mentre sui prodotti primo prezzo l’incidenza è di oltre il 130%».


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