Olio Extravergine di Oliva italiano: le 7 regioni e cultivar da conoscere

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Origini e varietà di cultivar: le 7 principali regioni italiane

L’Italia vanta un patrimonio olivicolo unico al mondo: oltre 400 varietà di cultivar distribuite su tutto il territorio nazionale, che rappresentano una ricchezza genetica, culturale e gastronomica senza pari.

Ogni regione custodisce tradizioni secolari e caratteristiche climatiche, ambientali e produttive che si riflettono nell’olio extravergine, donando a ciascun territorio una precisa identità sensoriale.

1. Liguria – l’olio delicato dei terrazzamenti sul mare

“Il prato diventa oliveto, il campo oliveto, la vigna oliveto, il bosco in alto faticosamente, dolorosamente, tenacissimamente oliveto” così il poeta Giovanni Boine descrisse l’anima dei liguri, condividendo una dura vita con l’olivo a seguito della particolare conformazione territoriale che presenta la regione. 

I terrazzamenti, costruiti con “pietre a secco” a picco sul mare, dimostrano quanto sia stato duro il lavoro dei contadini liguri. Grazie al quale ad oggi l’olivicoltura ligure è stata riconosciuta ai massimi livelli di eccellenza in quanto l’intero territorio regionale è sotto il marchio DOP.

Le cultivar autoctone come Taggiasca, Pignola e Colombaia regalano oli delicati, leggeri e dolci, perfetti per accompagnare piatti semplici e raffinati.

2. Sicilia – tra microclimi e oli di grande carattere

La storia dell’olivicoltura siciliana affonda le sue radici già a partire dai Fenici e successivamente dai Greci e Romani. Una delle isole più grandi del Mediterraneo caratterizzata da tanti microclimi e paesaggi differenti, rappresenta i caratteri forti degli oli di questa terra.

Terra di storia millenaria, la Sicilia ospita numerose varietà autoctone, tra cui Nocellara del Belice, Moresca, Tonda Iblea e Ogliarola Messinese. L’olio siciliano si distingue per la grande varietà aromatica: dal fruttato intenso al delicato, con ben 5 DOP riconosciute.

3. Basilicata – il gusto equilibrato dei terreni vulcanici

Seppur la produzione olearia lucana rimane ancora “nascosta” e destinata all’autoconsumo, l’olivicoltura in Basilicata rappresenta una voce rilevante nella produzione agricola.

Le principali zone di coltura dell’olivo si individuano nelle aree vulcaniche del Vulture, nella Valle del Bradano sino a Matera, la Valle del Basento fino alla costa ionica mentre nella costa tirrenica intorno alle zone di Maratea e nel Potentino. 

Tra le aree vulcaniche del Vulture e le vallate lucane nasce un olio dal gusto equilibrato, fruttato medio con note piacevolmente piccanti. Varietà come Ogliarola del Vulture, Dolce di Chiaromonte, Ripolese, Palmarola, Maiatica di Ferrandina, Pizzutolo nostrale e Ogliastro locale testimoniano l’identità di una regione in crescita ma ancora poco conosciuta.

4. Calabria – tradizione secolare e oli dal carattere deciso

In una terra in cui l’olivicoltura risale dal 1500, con un totale di 200 mila ettari e 1500 frantoi, la Calabria preserva uno dei patrimoni olivicoli più importanti del Mediterraneo. La provincia con una superficie olivicola maggiore è Reggio Calabria, seguita da Cosenza, Catanzaro, Crotone e Vibo Valentia. 

Le cultivar autoctone più diffuse sul versante tirrenico sono Carolea, Sinopolese e Ottobratica mentre sul versante ionico sono la Grossa di Gerace e la Dolce di Rossano. Da non dimenticare le zone interne a nord di Cosenza, la cultivar Roggianella e Grossa di Cassano.

Al contrario di quanto comunemente si pensa, gli oli calabresi di solito presentano un gusto fruttato leggero-medio con equilibrate note di amaro e piccante.

5. Sardegna – oli intensi dal cuore del Mediterraneo

La storia olivicola della Sardegna nacque nel 1624, da un provvedimento pubblico emanato da Giovanni Vivas, un incaricato spagnolo del re, che impose l’innesto di nuovi olivi per il recupero dell’area nord occidentale situata tra Sassari – Cagliari – Bosa e Oristano. 

Laddove esistessero almeno 500 piante in fruttificazione, fu promessa la costruzione di nuovi frantoi. Questo impegno creò una vera e propria filiera completa che ha fatto sì che ad oggi l’olivicoltura sarda si presenti ai massimi livelli di eccellenza.

Tra le varietà autoctone sarde, ricordiamo: Nera di Villacidro, Nera di Gonnos, Pizz’e Carroga, Bosana, Semidana, Tonda di Cagliari ed Olianedda. Generalmente gli oli sardi si presentano con note di fruttato intenso.

6. Puglia – il cuore pulsante dell’olivicoltura italiana

Il 40% circa della produzione nazionale olearia proviene dalla Puglia con 300 mila ettari distribuiti nelle province di Foggia, Bari e Salento. Ad oggi l’olio contribuisce per circa un quinto all’agricoltura pugliese e continua ad essere il cuore pulsante della produzione contadina, con la sua rete di famiglie proprietarie anche di pochi ettari di oliveto.

Le varietà di cultivar autoctone sono numerose, ricordiamo: l’Ogliarola Barese, Ogliarola Salentina, Coratina, Sant’Agostino, Rotondella, Bella di Cerignola, Cima di Moia, Cellina di Nardò e Peranzana.

Il territorio e la numerosa varietà di cultivar conferiscono agli oli pugliesi profonde differenze di gusto: dal sapore mandorlato delle Ogliarole baresi, alle note più verdi delle Peranzane fino alle fragranze marcate di piccante e amaro della Coratina.

7. Toscana – eleganza e carattere in ogni goccia d’olio

La Toscana rappresenta una forte immagine consolidata nel tempo e nel mondo la quale vanta ben 16 DOP e 15 IGP. La produzione olearia è diffusa in tutta la regione, suddivisa per aree geografiche in base al clima e alla natura del terreno.

Tra le tante varietà di cultivar autoctone, sono presenti: Moraiolo, Leccino, Maurino, Pendolino, Frantoio, Olivastra Seggianese, San Francesco e Santa Caterina. Essendoci molte varietà di cultivar, gli oli toscani spaziano dal gusto leggero e delicato della Lucchesia fino ai fruttati intensi e decisi delle colline Senesi.

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